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Dove sono finita?

Laura è una infermiera, una cooperante italiana. Da poco è partita per il Sudan insieme al marito. Ci regala le sue prime impressioni arrivando in questa terra dove si sta consumando una catastrofe umanitaria tra le peggiori, in sordina, lontano dagli occhi del mondo, nel più giovane Stato della Terra, il Sud Sudan.

2. DOVE SONO FINITA?
E' passato quasi un mese dalla partenza… e mi sono chiesta più volte “Ma dove sono finita?”.
In effetti da Juba ho preso un volo del WFP per Rumbek, capitale del Lakes State, dove l’aereo ha atterrato su una lunga pista rossa nel nulla.

Da Rumbek poi si va con la macchina verso nord a Maper sede del mio progetto che per l’appunto copre la Contea di Rumbek North, ultimo avamposto Dinka prima di entrare in territorio Nuer, eterni nemici dei Dinka.
Proprio per questo eterno conflitto tribale esacerbato dalla situazione politica che vuole Presidente un Dinka e vice un Nuer capita che ogni tanto al confine si combatta. Ma mica combatte l’esercito, no combattono tutti i Dinka, gente qualunque e militari, tutti armati perché tutti qua girano con un kalashnikov, tutti sono stati debitamente armati dal governo! Durante l’ultimo combattimento di metà maggio il personale del centro sanitario ha assistito un po’ di persone colpite da arma da fuoco e poi è scappato. Vista la situazione, è meglio scappare. Ok questo è stato il mio welcome in Maper.

Vabbè, l’importante è che ci sia una soluzione B e pertanto se c'è caos al confine la soluzione B è scappare.

Certo di strade in pessime condizioni ne ho viste ma la strada che collega Rumbek a Maper è veramente un videogame! La terra è super argillosa pertanto diventa una zuppa di terra e acqua anche se piove poco, ovviamente la strada è piena di buche che diventano laghetti ma non solo, perché ci sono vari punti in cui è interrotta cioè c’è un precipizio perché durante la stagione delle piogge ne è venuta tanta da creare dei fiumi che hanno letteralmente tagliato e sfasciato la strada.
Ecco questa è la strada per trasportare i pazienti malati, feriti, doloranti fino all’ospedale di Rumbek. Solo 4 ore se ti va bene di allegri salti, immersioni in laghi di fango e tutto sperando di non rimanere intrappolato dal fango…

Ero curiosa di vedere i Dinka, ebbene, la prima struttura sanitaria della Contea è lungo la strada che porta a Maper da Rumbek e ci siamo fermati, un po’ per vedere come va e un po’ per sgranchire le gambe! Mi ha accolto una signora enorme tutta sorridente, peccato che avesse i denti a raggiera e senza i due denti sotto…!

Mi giro e sono tutti così, a tutti sono stati tolti almeno due denti o sopra o sotto, solo i più giovani sono stati risparmiati. Parlando con la Fatuma, l’ostetrica ugandese che lavora con me, c’è una motivazione perché anche da lei si usava: si toglievano per lasciare una fessura attraverso la quale poter versare cibo e medicine quando eri incosciente o in preda convulsioni.  

Inoltre senza denti l’inglese parlato è decisamente diverso, all’inizio non capivo nulla! Adesso mi sono abituata. Ora per me Maper è un luogo tranquillo, mi trovo bene con le persone con cui lavoro e vivo, certo mi piacerebbe bermi un succo, una birretta… qualcosa di freddo vista la temperatura! Ma niente, a Maper non c’è niente. È un villaggetto nel nulla. Però c’è un centro di salute!!! Il mio lavoro è in ufficio, in clinica, nelle altre strutture, non mi annoio! La cosa che mi manca di più è una doccia con l’acqua corrente, ma per il resto sto bene e vi assicuro che se ci sono tafferugli... scappo!

1. ARRIVO A JUBA
Finalmente arrivata a Juba…sembra un villaggio, due strade asfaltate e poi solo sterrato e su e giù, con dossi naturali e pozze delle prime piogge. È un miscuglio di etnie, cerco di definire le fisionomia del sud sudanese ma in realtà ci sono kenyoti, etiopi, somali, ugandesi, indiani e libanesi senza contare tutti i bianchi e i cinesi o coreani. Ma com’è che questo paese è pieno gente di altri paesi?

Semplice, non c’è stata la scuola, l’educazione per troppo tempo e non c’è nessuno formato nemmeno per i lavori manuali, ci sono cameriere o cuoche o muratori kenyoti, personale sanitario ugandese, bar gestiti da etiopi (e ancora una volta injera!), market di libanesi…ma dove sono i sud sudanesi? Non sono formati, non sono in grado neanche di rapportarsi con altri perché non sanno l’inglese, non hanno competenze tecniche…quelli che parlano inglese diventano i cleaners, i drivers delle organizzazioni ma purtroppo il cammino è lungo perché diventino qualcosa di più. Ancora oggi la scuola non esiste. Solo per ricchi. Non vedi la mandria di bimbi con le loro divise colorate in giro per le strade come nel resto dell’Africa.

Eppure il terreno è ricco di acqua, è fertile…ma loro sono allevatori e se coltivano un pezzo di terra è solo per proprio fabbisogno. La frutta e la verdura arriva dall’Uganda a prezzi pazzeschi. 

Un popolo che si è risvegliato per l’Indipendenza e poi si è riaddormentato. 

Ve ne parlerò, da qui. Qualche frammento alla volta.