LA MISERICORDIA DI DIO/2

pdf-icon “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. E' ciò che San Paolo vorrebbe fare entrare nel cuore dei cristiani che incontra.

LASCIATEVI RICONCILIARE CON DIO

Prima lettera ai Corinzi 5,14-6,2    

L'amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

1. Uno è morto per tutti

“Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. In queste parole accorate riconosciamo il centro della missione di Paolo, ciò che egli vorrebbe fare entrare nel cuore dei cristiani che incontra. Tutta la sua vita è spesa per andare da un capo all'altro del Mediterraneo a raccontare e testimoniare questo bruciante desiderio di Dio: riconciliarsi con ogni uomo, ritrovare un legame di amicizia e fiducia che superi ogni lontananza. Perché nessuno più pensi di essere abbandonato o rifiutato da Dio, ma ciascuno si senta figlio amato e cercato. Così Paolo può definire la sua missione come un “ministero di riconciliazione”.

Da dove gli viene questa passione? Gli viene dall'avere incontrato lui per primo questo amore, dall'avere sperimentato su di sé questa misericordia di Dio che è andato a cercarlo, lui che era lontano mille miglia dalla fede in Cristo:

Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di ogni fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù (1 Timoteo 1, 12-14).

Così Paolo vuol trasmettere agli altri quello che lui stesso ha ricevuto da Cristo, quello che gli ha rivoluzionato la vita, portandolo da un'esistenza chiusa nei rigori della legge al respiro sconfinato della misericordia di Dio.

Egli più volte cerca di farci comprendere la profondità dell'amore di Dio, invitandoci a sostare davanti al gesto più grande e più chiaro di questo amore: la morte di Gesù sulla croce. Nelle sue lettere Paolo non racconta quasi nulla della vita terrena di Gesù, ma torna continuamente a fissare lo sguardo su quell'evento culminante e decisivo, come per aiutarci a imprimercelo nel cuore. Noi abbiamo appeso crocifissi dappertutto nelle nostre case e nelle nostre chiese, ma questo segno divenuto così comune rischia di sfuggirci nel suo significato più profondo e sorprendente. Per comprendere come Dio ci ama, cosa vuol dire la sua misericordia, è necessario tornare sempre a contemplare il Cristo crocifisso.

L'amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti.

In particolare Paolo ci invita a stupirci di fronte all'assoluta gratuità del gesto di Dio. Egli non ha chiesto a noi di cambiare vita, di convertirci, ma ha preso lui stesso l'iniziativa, scendendo nella realtà del nostro male e della nostra sofferenza.

La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5, 5-8)

La morte in croce è un puro dono che noi non ci siamo per nulla meritati, ma viene dalla scelta di Cristo di amare per primo chi è prigioniero del suo male, chi non riesce a venirne fuori. E di amarlo fino alla fine, fino a donargli la propria stessa vita, così che non ci sia più alcun dubbio sulla sua scelta di accoglierci senza condizioni.

Questa scelta di Gesù di morire per noi segna uno spartiacque, cambia radicalmente le cose:

se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Siamo stati raggiunti a sorpresa da questo amore inaspettato e immeritato, che ora è diventato il nostro bene più prezioso: non qualcosa frutto dei nostri sforzi, ma il dono grande frutto del desiderio di Cristo di volerci bene. Per questo niente è come prima, ora c'è un nuovo modo di intendere la vita, non più a partire da quello che riusciamo a fare noi, che siano le conquiste che riusciamo a raggiungere con le nostre forze o che siano i fallimenti dovuti alle nostre incapacità. La vita va vissuta ora invece a partire da quello che Cristo ha fatto per noi, dichiarando in maniera definitiva e irrevocabile la sua disponibilità ad accoglierci senza condizioni come amici e fratelli.

Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me (Galati 2, 20)

2. La riconoscenza

Quanto sono vere queste parole di Paolo nella nostra vita? Ci chiediamo quanto riusciamo a guardare con meraviglia e riconoscenza a questo dono grande che ci è stato fatto, di essere amati a tal punto che una persona ha scelto di morire per noi, senza che noi le volessimo bene, senza che noi neppure la conoscessimo. E morire di una morte infamante, che distrugge il corpo ma anche la reputazione, facendo credere a tutti che quell'uomo che muore in croce è maledetto non solo dagli uomini ma anche da Dio. Così Cristo sceglie di amarci non a parole, dal di fuori, ma scendendo fin nelle profondità più oscure del nostro male, quello che ci separa da Dio e ci fa sentire soli e disperati. La croce di Cristo viene a dirci che anche quell'oscurità ora è abitata da Dio, che anche nella disperazione più buia ora si è accesa una speranza.

Questo amore di Cristo per noi ora è palpabile, concreto, in questo gesto drammatico della croce. Non dipende solo da qualcosa che accade dentro di noi, da un sentimento di affetto che a volte possiamo provare durante la preghiera ma che alle volte invece è assente. Non si tratta solo di “sentirci” voluti bene da Dio, perché così finiremmo col ridurre il suo dono a qualche emozione spirituale che spesso va e viene in base al nostro umore o alle nostre scelte quotidiane. Non si tratta neppure di ridurre l'amore di Cristo alle “cose” che lui può darci: salute, lavoro benessere. Saremmo come quei bambini che non sono contenti per il regalo che gli è arrivato perché ne aspettavano un altro.

Si tratta invece di rimetterci davanti alla croce perché è il gesto di amore più grande che potessimo ricevere. Se Cristo è morto per noi, è evidente che il suo amore non ha più limiti

Dio, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? (Romani 8,32)

Ormai non ci sono più dubbi: Cristo ce l'ha mostrato una volte per tutte. Non abbiamo più bisogno di altre prove o di altri segni: se una persona dà la vita per noi, questo gesto ha un solo significato, che ci vuole bene, di un amore senza limiti, disposto a date tutto, per sempre.

L'apertura infinita di questa misericordia di Dio non può essere nascosta dalla nostra piccolezza: a volte non siamo capaci di “sentire” la sua presenza dentro di noi o di riconoscere i segni del suo amore nei piccoli fatti della nostra vita. Quando cadiamo nel dubbio, quando ci pare che Dio si sia allontanato, possiamo ritrovarlo mettendoci di fronte al Crocifisso, il segno di questo amore sconfinato. La nostra vita poi percorre spesso strade tortuose, incontra difficoltà inaspettate, che ci portano fino a mettere in discussione l'amore di Dio per noi. Ma comprendere ciò che ci accade, con la chiarezza che noi vorremmo avere, non è sempre facile. L'unica cosa certa, ci ricorda incessantemente Paolo, è questa dichiarazione d'amore che Cristo ci ha fatto donando la sua vita per noi. Dopo quel gesto così grande e definitivo non si può più mettere in dubbio la sua scelta di volerci bene e di volerci salvare a tutti i costi. Con la sua croce e resurrezione Cristo ha creato la base sicura, la “pietra angolare” come dice la Scrittura, il punto saldo sul quale si appoggia tutta la nostra vita. Tutto può essere incerto, traballante, ma la certezza che lui ci ama rimane salda come una roccia.

Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello.

Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 8, 35-39)

Questo amore non è solo un sentimento racchiuso dentro di noi che può confondersi con le nostre emozioni. E' il gesto concreto della croce che ci sta di fronte e che la Scrittura e la Chiesa continuamente ci ripresentano, perché soltanto da lì può nascere la nostra fede, che consiste nel credere che Dio è amore.

Questo amore non è ingenuo o illusorio, perché la Resurrezione di Cristo ci dice che quell'amore è stato realmente capace di superare ogni male ed è quindi capace anche oggi di riallacciare ogni legame spezzato, di ricreare sempre la fiducia e l'amicizia tra l'uomo e Dio e tra l'uomo e i suoi fratelli. La Resurrezione supera il fossato della morte che separava l'uomo da Dio e ci annuncia così che nessuna divisione è definitiva, ma può invece sempre essere attraversata. Il male fatto dagli uomini non è mai un ostacolo insormontabile per la riconciliazione operata dalla misericordia di Dio.

Come capire se, come dice Paolo, anche noi non viviamo più mossi dal nostro istinto ma invece spinti dall'amore di Cristo? Come capire se questo amore si è impresso nella profondità del nostro cuore?

Ce ne accorgiamo quando nella preghiera il primo atteggiamento diventa quello della riconoscenza, del ringraziamento per i doni ricevuti. Non più subito la richiesta di ricevere qualcosa da Dio, non più la richiesta di capire qualcosa, non più solo la tristezza per i nostri peccati e fallimenti ma prima di tutto la riconoscenza a Dio per la grande misericordia che ci ha dato nel dono della vita di Cristo sulla croce. Quando questo sentimento di riconoscenza comincia a sgorgare spontaneamente nel nostro cuore durante la preghiera, allora è il segno che la croce di Cristo non è più solo un soprammobile, ma ha davvero raggiunto la nostra vita.

3. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con dio

Quando la misericordia di Dio mette radici in noi e comincia a dare forma al nostro cuore, cresce anche in noi la stessa passione di Paolo nel portare ai fratelli la riconciliazione resa possibile dalla croce di Cristo.

Chi annuncia una fede fatta di rigore, giustizia ed impegno, mostra di aver conosciuto solo un Dio esigente. Chi ha incontrato davvero l'amore di Cristo crocifisso annuncia un Dio che perdona, incoraggia, dà fiducia.

La misericordia non si può imporre: è soltanto un'offerta d'amore. Per questo Paolo può soltanto “supplicare” i suoi cristiani: “lasciatevi riconciliare con Dio”. Non dovete fare nulla, non vi è chiesto alcuna fatica, se non quella di accettare il suo amore, di lasciarvi voler bene da lui. Ma anche questo amore può essere rifiutato, guardato con sospetto o anche solo con indifferenza. L'unica via possibile per comunicare questa misericordia è quella di restarvi fedeli, di continuare a supplicare. Non possiamo esigere nulla dagli altri, perché nessuno è obbligato a seguire Cristo. Possiamo solo chiedere di crescere noi nell'amore, perché dalla nostra piccola vita possa trasparire un po' più chiaramente quella di Cristo.

Siamo infatti degli “ambasciatori”, dice Paolo: non portiamo qualcosa di nostro,

per mezzo nostro è Dio stesso che esorta

noi siamo solo il tramite, siamo come la barca di Pietro dalla quale Gesù tiene una delle sue prime predicazioni. Per questo non dobbiamo deprimerci se la proposta di riconciliazione fallisce, né inorgoglirci se invece ha successo. Portiamo un messaggio che è ben più grande di noi e abbiamo lo scopo di far incontrare le persone con Cristo, non solo con noi stessi. E' a lui che proviamo a condurli: in gioco non è il nostro successo nel conquistare le persone, quanto il legame che si può riallacciare tra loro e Cristo.

La riconciliazione è un'iniziativa di Dio, aperta una volta per tutte sulla croce di Cristo. La fede che vorremmo annunciare perciò comincia dai peccati degli uomini, facendo i conti in tasca agli altri di quello che devono cambiare. L'annuncio nasce non da qualcosa che devi fare tu, ma piuttosto da ciò che io posso fare per te, da ciò che lo Spirito può operare attraverso di me per farti sentire desiderato, accolto, voluto bene. Non sono concentrato sulle tue mancanze, su quello che devo dirti per farti tornare sulla retta via. Sono concentrato sul mio cuore, perché possa davvero prendere la forma della misericordia di Dio e farla sentire anche a te viva e vicina. Sono concentrato sul tuo cuore, per capire che cosa stai cercando e di cosa hai bisogno, per poterti venire incontro come ti verrebbe incontro Gesù.

La riconciliazione è un'iniziativa di Dio, il quale non aspetta che sia la pecora lontana a ritornare, ma si muove per primo per andarla a cercare. Così anche noi, chiamati a essere missionari e ambasciatori di questa misericordia, non stiamo a dire agli altri quali passi devono fare verso Dio, ma piuttosto cerchiamo di capire quali passi noi dobbiamo fare verso di loro.

4. Oltre le divisioni

La misericordia è l'amore che accoglie l'altro nella sua debolezza, nelle sue fragilità, nei suoi peccati. E' l'amore immeritato nel quale Dio ti dice: “ti voglio bene lo stesso, credo in te, va' in pace e non peccare più”. Questo riapre una via di fraternità e comunione al di là delle divisioni create dai nostri peccati, delle spaccature che si aprono quando le nostre opposte chiusure si scontrano e non siamo più capaci di perdonarci.

E' questa misericordia di Dio che dobbiamo far percepire alle persone che si sentono escluse dalla Chiesa, come i divorziati risposati o gli omosessuali. E' questa apertura, che non giudica ma accoglie sempre, che noi dobbiamo far percepire alle persone che non credono in Dio e a volte hanno l'impressione che i cristiani li guardino un po' dall'alto in basso, con tono di giudizio o di compatimento. L'amore di Cristo crocifisso è per tutti. Non ci sono posizioni privilegiate, perché nessuno può vantarsi di essersi meritato quell'amore. Tutti siamo peccatori, la sua misericordia ci raggiunge tutti come un dono che ci precede sempre.

Di questa misericordia abbiamo bisogno per oltrepassare le divisioni che si aprono anche dentro le nostre comunità, quando fissiamo lo sguardo ciascuno sul peccato dell'altro. Allora ci blocchiamo, nella vana pretesa che sia l'altro a cambiare. Torniamo invece insieme a guardare il Crocifisso, che per primo si è mosso verso di noi, che non ci chiede nulla se non di lasciarci voler bene, di accogliere il suo amore.

Solo questo scioglie le nostre durezze e le nostre pretese di giustizia verso gli altri, fa rinascere in noi la riconoscenza per la misericordia che sempre Dio ha verso di noi, apre il nostro cuore a vivere noi stessi la misericordia verso i peccati degli altri.