Il verbo si è fatto carne

pdf-iconIl mistero dell'incarnazione spinge a riconoscere la presenza di Dio nella concretezza dell'esistenza umana, la carne di Gesù di Nazaret.

Gv 1, 14
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità

Gv 1, 1-3
Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi – quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi.

Gv 4,1
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete conoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Efesini 5, 28-33
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande, lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

1.
Il Verbo si è fatto carne. Il mistero dell'incarnazione ci spinge a riconoscere la presenza di Dio nella concretezza di una esistenza umana, la carne di Gesù di Nazaret.
Ma dopo la resurrezione questa presenza prosegue nel nuovo corpo di Cristo che è la Chiesa. Sin dall'inizio nelle lettere di Paolo l'espressione “corpo di Cristo” indica la Chiesa, molti secoli prima che poi venisse a indicare l'Eucarestia. La carne di Cristo diventa la carne dei discepoli, la concretezza e la fragilità dei nostri corpi. E qui che adesso Dio si può udire,  vedere, contemplare, toccare.
Nella lettera agli Efesini Paolo dice che l'unione sessuale degli sposi, “una sola carne”, è l'immagine dell'unione di Cristo con la Chiesa.

2.
Questa concretezza dell'incarnazione di Dio ci dice che per incontrare Dio non è necessario uscire dalla carne, rifugiarsi nello spirituale, quasi che la vita di tutti giorni sia un ostacolo all'incontro col Signore. Saremo noi a cercare uscire da quella carne nella quale lui ha voluto venire ad abitare? E' in questa vita, in questa carne, che siamo raggiunti da Cristo e dalla sua salvezza.
Anche dopo la sua resurrezione, Cristo continua ad avere un corpo di carne, e lo manifesta chiaramente ai discepoli. Andare verso Dio non vuol dire allontanarsi da questa terra. La vita nello Spirito non ci porta via da questa vita nella carne, ma piuttosto la guida, la trasforma, la trasfigura. Come ricorda più volte Giovanni, la vita eterna è già presente in noi. La vita in Dio perciò non è un'altra vita, fuori dalla carne. E' invece questa vita di carne vissuta sotto la guida dello Spirito di Cristo.

3.
Quale forza di salvezza attraversa la carne dei nostri corpi?
La nostra carne coi suoi desideri e le sue passioni, le sue sensazioni e i suoi dolori, non è un ostacolo all'incontro con Dio, ma piuttosto la via che egli stesso percorre.
Come si manifesta la salvezza dentro ai nostri corpi?
Innanzitutto il corpo dell'altro spezza la mia solitudine. Rompe la mia tentazione di chiudermi in me stesso, di essere autosufficiente. La rompe non in nome di un dovere, ma attirando il mio desiderio con la bellezza del corpo dell'altro.
Così il comandamento di Gesù “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” non risulta più una legge: amarci non è un dovere ma un piacere, una gioia.

L'uomo e la donna sono creati in vista di una comunione, per diventare “una carne sola”, là dove la gioia dell'uomo non sta nel non aver bisogno di nessuno, ma piuttosto nell'entrare in questa armonia profonda con l'altro. La carne per mezzo dei gesti della sessualità riesce ad esprimere questa unione a un livello di intensità e profondità che le parole non riescono a raggiungere. Anche la Chiesa, dopo aver ascoltato la Parola del Signore, ha bisogno di ricevere il suo corpo nel pane dell'Eucarestia: il gesto fisico che tocca il nostro corpo riesce a esprimere quella realtà di comunione che non si può dire a parole.
Non sono più solo, c'è un altro con me. E il suo corpo mi dice tutta la verità del suo essermi vicino, tutto il suo desiderio di creare tra noi una unione sempre più profonda e autentica.

Anche l'attenzione, l'impegno che chiede l'unione sessuale ci fa uscire dalla chiusura in noi stessi. La diversità tra uomo e donna ci provoca continuamente ad adattarci alle esigenze dell'altro. L'uomo è più portato a prendere l'iniziativa, la donna è quella che invita e accoglie. L'uomo dà e la donna riceve, ma entrambi sono chiamati a favorire il gesto dell'altro. Ognuno è chiamato a comprendere e assecondare i tempi, i ritmi dell'altro, che sono sempre diversi dai propri: l'uomo sempre fertile, la donna solo ciclicamente, l'uomo più immediato e fisico, la donna più lenta ed emotiva, l'uomo più attento al corpo, la donna  alla relazione. Ma i ruoli possono anche invertirsi e soprattutto ogni coppia arriva a conoscere i suoi tempi, i suoi modi e anche i suoi limiti, lì dove a volte ci si ferisce anziché amarsi.
Questo sforzo di distaccarsi dai propri bisogni immediati per andare incontro a quelli dell'altro ci libera da quella solitudine che da adolescenti, prima di scoprire l'amore, era tristezza e malinconia mentre da adulti, dopo averlo sperimentato, diventa egoismo, pigrizia, ripiegamento su di sé.

4.
La comunione sessuale è difficile, perché in questo gesto si concentra contemporanea-mente un grande bene e un grande male. Essa porta in sé la capacità di esprimere il mio donarmi tutto all'altro, ma anche la capacità di possedere l'altro e di usarlo per farmi star bene. Per questo i gesti dell'amore hanno bisogno di essere attraversati dalla salvezza di Cristo, perché la carne possa riuscire ad esprimere tutto il bene di cui è portatrice.
Come riuscire a vivere l'unione sessuale come un vero dono di sé all'altro? Non dipende solo da come si fa l'amore, non è solo una questione tecnica. Dipende anche dal contesto in cui avviene l'unione degli sposi, come sono riusciti a vivere la loro relazione in quei giorni, quanta attenzione c'è stata tra di loro, quanta disponibilità ad accogliere l'altro e a fare il suo bene. Se si vive un donarsi reciproco, l'atto sessuale potrà esprimerlo, altrimenti non può esprimere qualcosa che non c'è.
Così avviene che col tempo l'unione sessuale è sempre più impegnativa. La relazione tra gli sposi nel corso degli anni si affina, diventa sempre più intima e profonda. Così anche l'intimità sessuale deve crescere e diventare sempre più bella e profonda per corrispondere a quel dono vissuto che essa vuole esprimere.

5.
Questo dono totale, questo diventare “una sola carne” in realtà per noi è impossibile. Così come è impossibile per le nostre forze corrispondere al comandamento di Gesù “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. E' solo lo Spirito di Cristo che ci è dato nel sacramento del matrimonio che ci può condurre a vivere il suo amore. E' solo lui che ci può condurre a vivere l'intimità profonda per la quale Dio all'inizio creò l'uomo maschio e femmina.
La comunione sessuale scende fin nell'intimo, più profonda di ogni nostra consapevolezza, più profonda di ciò che riusciamo a capire e a spiegare. Nella profondità di questa unione che supera la nostra solitudine e chiusura di partenza. l'unione sessuale scende nella profondità di noi stessi, lì dove è inscritta la nostra vocazione al bene e alla gioia, lì dove nasce il desiderio di un amore, di una compagnia per la nostra esistenza. L'unione sessuale va a toccare l'uomo lì dove egli è profondamente se stesso, ed è se stesso proprio perché ha bisogno di toccare l'altro, di sentirlo vicino, per lui.
Più ci si avvicina a questa comunione profonda, impossibile all'uomo, più ci si avvicina a Cristo, che la rende possibile. Toccare il dono della vita dell'altro, sentire il suo desiderio di comunione con noi, ci porta a toccare qualcosa dell'amore di Cristo che si dona con il suo corpo per noi, a provare qualcosa dell'unione che egli cerca con la sua Chiesa, il suo corpo che siamo noi.

6.
Il corpo del figlio dice il peso e l'importanza dell'atto sessuale, Esso porta con sé non solo la più grande intensità della relazione tra i due sposi, ma anche una capacità creatrice, di generare nuova vita. Quando hai tra le braccia il corpo di tuo figlio senti che quello che tocchi è un corpo spirituale, un corpo abitato dallo spirito. Senti tutto il mistero della vita che pulsa in quelle piccole membra, ed è una vita che è passata attraverso di te e del tuo corpo, ma veniva da prima e da più in alto. E' la potenza creatrice di Dio, del Dio che ha fatto il cielo e la terra, che ha attraversato i vostri corpi e ha dato origine a questa nuova vita. In quella carne si tocca la creazione, la forza generatrice che di Dio e che per l'uomo rimane sempre un mistero.
Come nell'atto sessuale la carne è divinizzata, perché trasmette il senso della presenza dell'amore di Cristo che si dona fino in fondo per noi, così nel corpo del figlio si tocca la presenza della vita di Dio che genera altra vita.

7.
Il corpo è il luogo della verità. Con il corpo non si bara e non si finge: esso lascia trasparire la verità del nostro spirito anche senza che ce ne rendiamo conto.
La malattia dice spesso uno squilibrio della nostra vita di cui non c'eravamo accorti o non avevamo voluto accorgerci, ma che il corpo ci rimanda inesorabilmente, senza inganni, obbligandoci a fermarci e a ritrovare l'equilibrio perduto.
Anche l'unione sessuale ci rimanda nella verità lo stato della nostra relazione, la nostra capacità di intenderci e di accoglierci, la gioia di stare insieme o piuttosto la noia o la repulsione. Spesso in una coppia in crisi i primi segnali arrivano proprio dalla difficoltà di fare l'amore. Il corpo dice subito quello che la mente non ha ancora capito o non vuole capire.